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Calendario social pizzeria: cosa postare 3 volte a settimana
di Vittorio Cipriano·
Domenica sera, servizio finito, ginocchia a pezzi. Apri Instagram e resti fermo davanti alla casella vuota. Che posto? Poi arriva lunedì, poi martedì, e l'ultimo post della pagina resta la foto della teglia del 14 agosto.
Non è pigrizia. È che fatto così, ogni post è una decisione presa da zero: cosa fotografo, cosa ci scrivo, quando lo metto. Tre decisioni a vuoto, tre volte a settimana, dopo quattordici ore in piedi. È troppo, e infatti non regge nessuno.
Il calendario editoriale serve esattamente a questo: prendere quelle decisioni una volta sola, a mente fredda, e poi per mesi limitarsi a eseguire. Qui sotto non c'è niente da imparare sui social. Ci sono tre cose da decidere e da scrivere su un foglio.
Perché tre a settimana, e non trenta
Tre non è un numero magico: è il numero che riesci a tenere anche la settimana della sagra, anche quando si rompe il forno. E la costanza, sui social, conta più della bravura.
Fai una prova onesta: apri la tua pagina e guarda quanti giorni di fila hai retto l'ultima volta che ti sei messo d'impegno. Quasi sempre viene fuori lo stesso disegno — dieci giorni fitti a gennaio, poi il vuoto fino a maggio. Un mese di post tutti i giorni seguito da tre mesi di silenzio lavora peggio di tre post a settimana portati avanti per un anno: chi ti segue non si abitua a vederti, e quando finalmente pubblichi sei uno sconosciuto che urla.
Tre a settimana vuol dire circa dieci minuti in tutto, se le decisioni le hai già prese. Ed è questo il punto dei formati fissi.
I tre formati fissi (e nient'altro)
Non scegli l'argomento ogni volta. Hai tre caselle, ruotano sempre uguali, tu ci metti dentro la roba della settimana.
1. Il piatto. Non quello più artistico: quello che vendi già di più. La margherita fatta bene, la teglia del giovedì, il fritto. Foto scattata prima che esca, con la luce che c'è, senza filtri strani. Nella didascalia tre cose e basta: come si chiama, quanto costa, come si ordina.
2. Chi lo fa. Le mani nell'impasto, il forno acceso alle sei del pomeriggio, tuo cugino che consegna, il fornitore della mozzarella. In un paese non si compra da un logo: si compra da qualcuno che si conosce di faccia. Questo è il post che ti fa diventare "quelli della pizzeria di Mimmo" invece di "una pizzeria".
3. L'annuncio utile. Gli orari di questo fine settimana, la chiusura del lunedì, la novità del venerdì, la teglia su prenotazione per la partita. È il post meno bello e il più letto: è l'unico che dà a chi ti segue un motivo pratico per continuare a seguirti.
Stesso ordine ogni settimana. Zero creatività da spendere, zero domenica sera davanti alla casella vuota.
L'orario: il post e la porta devono dire la stessa cosa
Qui casca la maggior parte dei calendari, e non è colpa dei social.
Un post fa venire fame adesso. Se chi lo legge clicca il link e trova la porta chiusa, quella fame non diventa un ordine: non diventa niente. E "porta chiusa" è una cosa molto concreta, che vale la pena guardarsi da cliente almeno una volta.
Sul menù Yumly, in cima alla pagina, il cliente vede un'etichetta con lo stato del locale: "Aperto · chiude alle 22:30" oppure "Chiuso · riapre domani alle 19:00". E se la cucina è chiusa, appena installato, i pulsanti per aggiungere al carrello sono spenti: compare un riquadro "Ordini sospesi al momento", il menù si sfoglia, l'elenco delle prossime aperture c'è, ma l'ordine non parte. È la scelta predefinita, ed è sensata — di sabato all'una di notte nessuno vuole trovarsi venti ordini da fare.
Solo che con un calendario social quella scelta va rivista, perché i post buoni si pubblicano quasi sempre a locale chiuso. C'è un interruttore apposta, "Ordina per dopo": sta su "Non accettare" finché non lo tocchi. Se lo giri su "Prendi l'ordine", a cucina chiusa il cliente legge "Adesso la cucina è chiusa, ma puoi lasciare il tuo ordine: la pizzeria lo prende in carico alla riapertura, domani alle 19:00" — e l'ordine te lo lascia lo stesso. Lo confermi tu quando riapri, con calma.
La regola pratica è corta: se pubblichi mezz'ora prima del servizio, lascia tutto com'è. Se pubblichi la mattina o a fine serata — e per l'annuncio del weekend è quasi obbligatorio — accendi "Ordina per dopo", altrimenti stai mandando gente contro una porta chiusa.
Un avvertimento onesto: il preordine si appoggia ai tuoi orari. Se le fasce orarie non sono compilate, non c'è nessuna "prossima apertura" da mostrare e il riquadro non compare. Dieci minuti di orari valgono più di dieci post.
Nella bio ci vanno due link diversi: scegli quello giusto
Che Instagram porti gente ma non prenda ordini l'ho già raccontato per esteso — basta la pagina Instagram per gli ordini? — e non lo rifaccio qui. Quello che in quell'articolo non c'era è un dettaglio che sbagliano quasi tutti.
I link pubblici non sono uno: sono due, e fanno cose diverse. C'è il menu vetrina — il listino da guardare, con le foto e i prezzi — e c'è il menu ordinazione, quello con il carrello. Nella bio, e nel primo commento sotto il post, va il secondo. Sembra una pignoleria: è la differenza tra un cliente che legge i prezzi e un cliente che ordina.
Stesso discorso fuori dallo schermo: dal pannello scarichi due PDF pronti da stampare, un foglio A4 con dodici adesivi QR, uno che porta alla vetrina e uno che porta agli ordini. Sul bancone e sul cartone ci va quello degli ordini, per lo stesso motivo. Se non l'hai mai fatto, qui c'è tutto: il QR code del menù, dove metterlo e dove no.
La settimana tipo, già compilata
Copiala così com'è e cambia solo i giorni, se i tuoi sono altri.
- Martedì, verso le 18:30 — il piatto. Foto della prima teglia della serata, nome, prezzo, link agli ordini. Sei quasi aperto: il link prende l'ordine subito.
- Giovedì, dopo pranzo — chi lo fa. Le mani nell'impasto o il forno che si scalda. Qui non chiedi niente a nessuno: serve a farti conoscere, non a vendere stasera.
- Venerdì mattina — l'annuncio. Orari del fine settimana, la novità, la teglia su prenotazione. Questo è il post che parte a cucina chiusa: "Ordina per dopo" acceso, così chi si organizza adesso ti lascia l'ordine adesso.
Non c'è un'ora scientifica e non ti fidare di chi te la vende: gli orari giusti sono quelli in cui i tuoi clienti hanno fame. L'unica regola che regge sempre è l'altra — che quando il post arriva, il link sia in grado di prendere l'ordine.
Le tre cose che questo calendario non ti fa fare
Meglio dirle subito, così non le scopri dopo.
Non posta al posto tuo. Yumly non pubblica niente sui social e non programma nessun post: le foto le fai tu e le carichi tu. Chi ti promette il contrario ti sta vendendo un'altra cosa.
Non ti dice chi ha ordinato per via del post. Non esiste nessun collegamento tra la foto di martedì e l'ordine di martedì sera. Su ogni ordine trovi nome, numero e cosa hanno preso — da dove arriva quel cliente, quello no. Se ti interessa saperlo, resta il metodo di sempre: chiederglielo mentre ritira.
Non salva un menù vecchio. Se venerdì annunci la novità e sul link c'è ancora il listino di giugno, il post lavora contro di te: la gente arriva e non trova quello che hai promesso. Il menù si cambia dal telefono in mezzo minuto, ed è il gesto da fare prima di pubblicare, non dopo — come si tiene aggiornato senza impazzire.
Da dove parti domani
Prendi un foglio e scrivi tre righe: martedì il piatto, giovedì le mani, venerdì l'annuncio. Domani sera fotografa tre pizze diverse mentre escono — ci metti trenta secondi e hai tre settimane di prima casella già in tasca.
Poi fai l'unica verifica che conta: apri il tuo link con il telefono, a locale chiuso, come se fossi un cliente arrivato dal post. Quello che vedi lì è quello che vede lui. Se vedi il menù ma non puoi ordinare, sai già cosa sistemare prima di pubblicare qualsiasi cosa.
Se quel link ancora non ce l'hai — quello con il carrello, non la foto del listino caricata tre mesi fa — dai un'occhiata alla demo di Yumly. Sono €29 al mese, 30 giorni di prova senza carta di credito, e il menù lo carichiamo noi, gratis per i primi 50 clienti (poi €99 una tantum). Nel dubbio, scrivi a Vittorio: info@yumly.it.