setup · ordini-online · orari
Menù online pubblicato ma non arriva nessun ordine
di Vittorio Cipriano·
Hai passato un pomeriggio a sistemare il menù. Margherita, marinara, le cinque speciali, i prezzi giusti, pure la foto della bufalina. Hai mandato il link sul gruppo WhatsApp del paese e l'hai messo nella bio di Instagram.
Sabato sera: zero ordini.
La conclusione che viene in mente è sempre la stessa — «ai miei clienti online non interessa, qui si fa così da sempre». Nove volte su dieci non è vero. Il problema è che il sistema, in quel momento, è chiuso: il cliente ha aperto la pagina, ha letto «Chiuso» o «ordinazioni non ancora attive», e se n'è andato senza dirtelo.
Ti dico esattamente cosa lo tiene chiuso, perché sono tre cose e si controllano in due minuti.
Le tre cose che devono esserci perché un ordine possa entrare
Non sono consigli di marketing, sono i requisiti tecnici: finché ne manca uno, nessun cliente può premere «Invia ordine», per quanto tu abbia condiviso il link.
- Il menù pubblicato, con almeno un piatto dentro.
- Gli orari della cucina impostati, almeno una fascia.
- Se hai acceso la consegna, almeno una zona di consegna. Se lavori in solo asporto questo requisito sparisce — ne ho parlato per esteso nell'articolo sulla pizzeria senza fattorino.
Il pannello te lo dice, per la cronaca. Quando manca uno di questi passaggi, in cima alla tua dashboard c'è una fascia rossa che dice «Il tuo negozio non sta ancora ricevendo ordini» con sotto l'elenco di cosa manca e il link per completarlo. Quando invece è tutto a posto la stessa fascia diventa verde: «Aperto — stai ricevendo ordini».
Il punto è che quella fascia bisogna guardarla. E chi ha caricato il menù di corsa fra una teglia e l'altra, quasi sempre, ha chiuso il computer prima.
Il colpevole numero uno: gli orari mai compilati
Questo è il caso più frequente, e il più antipatico, perché non somiglia a un errore: il menù è bello, la pagina si apre, tutto sembra a posto.
Ma se non hai inserito nemmeno una fascia oraria, per il sistema la cucina è chiusa sempre. Non esiste un "orario di default" che ti copre: non c'è nessuna fascia, quindi non c'è nessun momento in cui si può ordinare. Il cliente vede scritto «Cucina chiusa in questo giorno» e il pulsante per inviare l'ordine non parte.
Gli orari si mettono per giorno della settimana, e per ogni giorno puoi metterne più di una: se fai pranzo e cena sono due fasce, 12:00-14:30 e 19:00-23:00. Il lunedì di chiusura semplicemente non lo compili, e il sistema lo tratta come chiuso.
Due cose che vale la pena sapere, sempre sugli orari:
- Le ferie e i giorni di festa si mettono a calendario a parte, come chiusura di giornata, con il motivo se vuoi. Il cliente in quel giorno legge «Chiusi oggi» e il motivo che hai scritto tu.
- C'è anche l'interruttore per il momento: forno fermo, impasto finito, serata storta. Lo chiudi lì per lì e scegli a che ora riapre — alla scadenza si riapre da solo, senza che tu debba ricordartene col cartone in mano.
Secondo colpevole: il piatto che non ha il prezzo
Questo lo scopre chi guarda la propria pagina da cliente e si accorge che tre pizze non ci sono.
Sulla pagina degli ordini un piatto compare solo se ha un prezzo ed è impostato come visibile. Un piatto senza prezzo non è mezzo pubblicato: è come se non esistesse. È una scelta sensata — nessuno può ordinare qualcosa a cifra ignota — ma se hai caricato il menù di fretta e su quattro piatti hai lasciato il prezzo vuoto, quei quattro spariscono.
Il caso limite è quello che fa più danno: se nessun piatto ha prezzo e visibilità a posto, il cliente che apre il link non vede un menù vuoto, vede la frase «Le ordinazioni online non sono ancora attive su questo locale». Che detta a uno del paese suona come "questi non hanno ancora cominciato" — e quello non ci riprova.
Discorso diverso, ma parente stretto, per il piatto che hai messo come Esaurito: quello lo gestisci ogni sera e si comporta in modo preciso, l'ho spiegato qui.
Cosa vede il cliente mentre tu pensi che vada tutto bene
Questa è la parte che ai pizzaioli fa cambiare faccia, perché nessuno va mai a guardare la propria pagina con gli occhi di chi ordina.
In cima alla pagina d'ordine c'è un pallino con lo stato del locale. Se sei aperto dice «Aperto · chiude alle 22:30». Se sei chiuso dice «Chiuso · riapre domani alle 19:00», e sotto compare un riquadro «Ordini sospesi al momento» con il motivo, l'elenco delle prossime aperture e — se hai messo il tuo numero — la riga «Per emergenze» col telefono cliccabile.
Quindi: il cliente che arriva quando sei chiuso non riceve un errore. Riceve un'informazione. Sa quando torni ed è quello che serve per farlo tornare davvero. Ma tutto questo funziona solo se gli orari ci sono: senza fasce compilate non c'è nessun "riapre domani alle 19:00" da mostrargli, resta solo il «chiuso» secco.
«Ordina per dopo»: l'interruttore che quasi nessuno accende
Ce n'è uno in più che vale la pena conoscere, ed è spento di serie: i preordini.
Se lo accendi, quando la cucina è chiusa il cliente non viene rimandato via. Legge «Adesso la cucina è chiusa, ma puoi lasciare il tuo ordine: la pizzeria lo prende in carico alla riapertura», con giorno e ora della prossima apertura, e ordina lo stesso. Tu te lo trovi lì quando accendi il forno.
È la differenza fra il cliente che alle 17:30 pensa alla pizza e quello che alle 19:15 si ricorda di pensarci. Il secondo, spesso, non si ricorda. Sui gruppi e le comitive cambia parecchio: i preordini delle cene di gruppo funzionano proprio così.
Le tre cose che il setup a posto non ti risolve
Perché poi ci sono i casi in cui il sistema è aperto davvero, e gli ordini comunque non arrivano. Meglio dirle prima che scoprirle dopo.
1. Il link lo devi far girare tu. Non c'è nessuno strumento dentro il sistema che avvisa i tuoi clienti che da oggi si ordina online: niente SMS, niente newsletter, niente messaggio automatico al paese. Il primo mese il link va nella bio, nel gruppo WhatsApp, sul volantino dentro il cartone e detto a voce alla cassa. Chi salta questa parte non ha un problema di software.
2. Non esiste l'ordine minimo. Se ti aspetti di poter dire "sotto i 15 euro non consegno", il sistema non lo fa: quella regola oggi la comunichi e la gestisci tu. Vale sia in asporto che in consegna.
3. «Non mi arrivano le notifiche» non vuol dire «non arrivano ordini». L'email con l'ordine parte sempre, è il canale che non si spegne. Telegram e le notifiche del browser sono canali in più, che suonano prima e più forte — comodi, ma se non li hai attivati non stai perdendo ordini, stai solo scoprendoli più tardi. Quanto tempo ti porta via davvero gestirli l'ho contato qui.
C'è poi il caso banale che non è un errore di configurazione: se la prova è scaduta o l'abbonamento non è attivo, la pagina dice «Il servizio di ordinazione online non è al momento disponibile». Lì non c'è niente da sistemare nel menù.
La checklist da fare adesso, in due minuti
Apri il pannello e guarda in quest'ordine:
- La fascia in cima alla dashboard è verde o rossa? Se è rossa, c'è scritto cosa manca: fai quello e basta.
- Gli orari: almeno una fascia per ogni giorno in cui lavori davvero.
- Il menù: aprilo da telefono come farebbe un cliente e conta i piatti. Se ne mancano, è il prezzo.
- Se hai la consegna accesa: almeno una zona, altrimenti spegni la consegna e parti in solo asporto.
- Preordini: decidi se accenderli. In un paese, di solito, conviene.
Fatto questo, il sistema è aperto. Da lì in poi è un lavoro diverso — far sapere ai tuoi clienti che esiste — e quello nessun software lo fa al posto tuo.
Se invece non hai ancora provato e vuoi vedere che faccia ha la pagina dal lato del cliente, guarda la demo: sono due minuti. La prova è di 30 giorni senza carta di credito, poi sono €29 al mese, e il menù lo carichiamo noi — gratis per i primi 50 clienti, poi €99 una tantum. Se preferisci che ne parliamo a voce prima, scrivi a info@yumly.it e ti richiamo io.