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Pagamento online in pizzeria: come funzionano i soldi

di Vittorio Cipriano·

In vent'anni di pizzeria non hai mai visto un euro prima di aver dato la pizza al cliente. Si fa così da sempre: lui arriva, paga, se ne va con il cartone. I soldi e la pizza si incrociano sul banco nello stesso momento.

Poi si parla di ordini online e salta fuori il pagamento con la carta. E la domanda che fai non è «si può?» — quella è facile. La domanda vera è più scomoda: quando li vedo, quei soldi? E se poi l'ordine non lo posso fare, che succede? Perché l'idea di avere in mano il pagamento di una pizza che non hai ancora infornato non piace a nessuno.

Ti rispondo con quello che il sistema fa davvero, compreso quello che non fa.

Di default si paga come hai sempre fatto

Partiamo dalla cosa che conta di più, e che nessuno dice mai perché non fa scena: se non tocchi niente, i tuoi clienti pagano al ritiro o alla consegna, in contanti.

Non è una configurazione da cercare, è il comportamento di partenza. Il contante non ha nemmeno un interruttore da accendere: c'è sempre, in fondo alla pagina dell'ordine, e non lo puoi togliere. Il cliente ordina dal telefono, tu prepari, lui arriva col contante come ha sempre fatto.

Quindi la risposta breve alla domanda del titolo è: al ritiro. A meno che tu non decida diversamente. Se ti fermassi qui e non leggessi il resto, avresti comunque un sistema che funziona — ed è esattamente quello che abbiamo raccontato parlando di pizzeria senza fattorino.

La carta non è accesa di serie

Il pagamento online non si attiva con una spunta. Dipende da una condizione sola, ed è una condizione seria: devi aver collegato un conto per incassare, passando dalla procedura di Stripe — il circuito che gestisce i pagamenti. Vuol dire dati dell'attività, IBAN, documento. Mezz'ora, fatta una volta.

Finché non l'hai fatto, al cliente quell'opzione non compare proprio. Non vede un pulsante grigio, non legge «in attivazione», non gli viene chiesto niente. Vede solo il contante, come sopra. Il sistema ricontrolla la condizione anche nel momento in cui l'ordine parte davvero, non solo mentre il cliente guarda la pagina.

Una cosa però te la dico chiara, perché è il tipo di dettaglio che fa arrabbiare se lo scopri dopo: quando il pagamento online è attivo, al cliente viene proposto come scelta preselezionata. Il contante resta lì, a un dito di distanza, e chi vuole lo sceglie. Ma la casella già segnata è l'altra. Se la cosa non ti va bene, la soluzione è semplice: non attivi la carta e resti al contante.

Il punto che ribalta la paura: è un blocco, non un incasso

Qui c'è la parte che cambia tutto, e che vale la pena leggere due volte.

Quando un cliente paga con la carta, quei soldi non entrano subito sul tuo conto. Vengono bloccati sulla sua carta — messi da parte, riservati per te — e addebitati solo nel momento in cui tu accetti l'ordine. In gergo si chiama pre-autorizzazione. Il cliente lo legge scritto in chiaro mentre ordina: «Pre-autorizzazione subito, addebito solo se la pizzeria conferma».

E la stessa cosa la leggi anche tu, non solo lui. L'avviso del nuovo ordine — l'email, il messaggio su Telegram, il suono nella schermata ordini — parte solo quando la carta è già bloccata: il telefono non ti suona per un cliente che sta ancora digitando il numero della carta, o che ci ha ripensato a metà. E alla riga del pagamento c'è scritto «Carta autorizzata — accreditato quando accetti». Nella schermata ordini diventa «Pagato online» soltanto dopo che hai accettato e i soldi si sono mossi davvero. Due frasi diverse per due situazioni diverse: ti basta quella riga per sapere a che punto sono i soldi di quell'ordine, senza aprire niente.

Tradotto nella tua serata:

  • Accetti l'ordine → il pagamento parte in quel momento. Hai detto sì, i soldi si muovono.
  • Rifiuti l'ordine perché hai finito l'impasto, perché sei sommerso, perché a quell'ora non ce la fai → il blocco viene annullato. Il cliente non ha pagato niente. Non devi rimborsare nessuno, non devi telefonare a nessuno per scusarti dei soldi.
  • Non rispondi proprio, perché il sabato sera stavi infornando e il telefono era in un'altra stanza → dopo 15 minuti l'ordine si rifiuta da solo e il blocco viene annullato uguale.

Quest'ultima è la più importante e la dico piano: il sistema non ti lascia mai nella posizione di avere i soldi di un cliente senza avergli dato la pizza. Se ti distrai, decide lui, e decide a favore del cliente. Sono i quindici minuti che ti proteggono da tutte le storie che ti stai immaginando.

Quanto ti costa davvero

Sul nostro listino leggi 0% commissioni, ed è vero: Yumly non prende una percentuale sui tuoi ordini. Non c'è nessuna trattenuta sul transato. Paghi €29 al mese e basta, che tu faccia dieci ordini o quattrocento. Il conto completo contro le commissioni del delivery l'abbiamo già fatto qui.

Ma se attivi il pagamento online c'è una riga in più che devi conoscere prima, non dopo: le commissioni del circuito della carta — intorno all'1,5% — le paghi tu. Non sono nostre, sono di Stripe, e sono lo standard di mercato che paga chiunque accetti carte, POS del bar compreso. Su una pizza da 8 euro parliamo di circa 12 centesimi.

Te lo scrivo qui perché è esattamente il genere di cosa che si scopre a cose fatte e fa perdere la fiducia. Se resti al contante, quell'1,5% non esiste: paghi solo i €29.

E se il tuo problema è il cliente che al ritiro tira fuori la carta al banco, c'è anche il POS al banco: lo accendi tu dalle impostazioni — di serie è spento — e da quel momento chi ordina per l'asporto può dichiarare che pagherà col tuo POS quando passa. I soldi li incassi col tuo apparecchio, come sempre. Il sistema si limita a saperlo in anticipo.

Le tre cose che il pagamento online non ti risolve

Nessun sistema fa tutto, e preferisco dirtelo prima che scoprirlo tu il sabato sera.

1. I rimborsi non si fanno da Yumly. Se un ordine l'hai già accettato — quindi il pagamento è partito — e poi va storto, il rimborso lo fai dal pannello di Stripe, non dal nostro. Il caso è raro, perché finché non accetti non c'è niente da rimborsare, ma quando capita il giro è quello.

2. Non puoi chiedere una caparra. Non esiste l'acconto sul totale, non esiste il «bloccami 5 euro per sicurezza». O si blocca l'intero importo dell'ordine, o niente. Chi cerca una difesa dagli ordini finti la trova nella pre-autorizzazione — chi ordina per scherzo con la carta di sua madre è molto più raro di chi lo fa con un numero di telefono falso — ma chiamarla caparra sarebbe raccontarti una cosa che non c'è.

3. Le contestazioni restano tue. Se un cliente contesta il pagamento alla sua banca, la pratica è tra lui e te: la pizzeria è il soggetto che ha incassato, non noi. È scritto anche nelle condizioni del servizio. Sulle cifre di una pizza succede pochissimo, ma è giusto che tu lo sappia prima di attivare.

Ultima nota pratica: si paga solo con carta, Apple Pay e Google Pay compresi perché passano comunque dalla carta. Niente PayPal, niente Satispay, niente bonifico, niente buoni pasto. Se metà del tuo paese paga con Satispay, questo è un dato che ti serve nella decisione.

Quindi, la risposta corta

Il cliente paga al ritiro, salvo che tu decida il contrario. Se decidi il contrario, non incassi prima di aver detto sì: i soldi restano bloccati fino a quando accetti l'ordine, e se non accetti — o se ti dimentichi — tornano da soli al cliente in un quarto d'ora.

Il consiglio che ti darei al banco è questo: parti col contante. Prendi confidenza con gli ordini che arrivano scritti invece che dettati al telefono, guarda come va per due o tre settimane, e la carta la accendi dopo, quando ti serve davvero — magari perché ti sei stufato di sentirti chiedere «posso pagare con la carta?» da chi passa a ritirare. Lo stesso ragionamento per gradi che vale per le zone di consegna.

Yumly costa €29 al mese, si prova 30 giorni gratis senza carta di credito, e il menù lo carichiamo noi: gratis per i primi 50 clienti (poi €99 una tantum). Se vuoi vedere com'è fatta la pagina che vedrebbero i tuoi clienti, guarda la demo — ci metti due minuti.

Se invece hai una domanda che qui non ho risposto, scrivimi a info@yumly.it. Rispondo io.